Territorio e Arte Culinaria del Piceno

Le località del Piceno riconosciute dal Touring Club Italiano

La Bandiera arancione è un riconoscimento rilasciato dal Touring Club Italiano sin dal 1998 a quelle località dell’entroterra che godono di un pregiato patrimonio storico, culturale e ambientale e a questo hanno saputo affiancare una curata accoglienza turisticaLe Marche hanno ottenuto ben 21 Bandiere Arancioni nel 2016 grazie alle spiccate capacità imprenditoriali nel settore turistico che si traducono in un’ampia offerta di strutture ricettive. Queste sono spesso supportate da una cucina tipica di antica tradizione.

In particolare, nella zona del Piceno, sono diverse le località che hanno ottenuto questo riconoscimento. Acquaviva Picena è la prima cittadina bandiera arancione della Provincia di Ascoli Piceno, a pochi Km dalla Riviera delle Palme, presenta un centro storico disposto in forma allungata fra due opposti colli e caratterizzato da vie parallele, nonché circondato da mura e bastioni che preservano la possente fortezza. Splendida la Rocca, dove oggi si trova il Museo delle Armi Antiche.

La bandiera arancione è stata assegnata anche a Ripatransone chiamata anche “Belvedere del Piceno” per la sua posizione panoramica tra la valle del torrente Menocchia e il fiume Tesino, e famosa per  la presenza di un vicolo stretto solo 43 cm, il più stretto d’Italia.

Ultima, ma non meno importante, Moresco che si trova in provincia di Fermo. L’etimologia del nome di questo caratteristico borgo si riferisce probabilmente ad un luogo sassoso. Spicca la torre eptagonale con merlatura ghibellina del XII secolo, alta 25m. Oggi al suo interno è stata realizzata una scala moderna, a cui si può accedere per osservare il paesaggio circostante. Il centro storico di Moresco presenta una forma ad ellisse con una piazza triangolare e vie molto strette.

Sempre nella Provincia di Fermo, c’è poi una quarta località insignita del prestigioso riconoscimento della Bandiera Arancione: si tratta di Monterubbiano, caratterizzato per la buona conservazione del borgo antico e famoso per la sagra delle tagliatelle fritte ad agosto. Dell’antica cinta muraria oggi vediamo solo una piccola parte, ma è rimasto invariato l’impianto urbanistico medievale.

Cibo sublime e luoghi premiati dalla Bandiera Arancione

I motivi per scoprire le Marche sono molteplici: la Regione offre scenari unici dal mare azzurro e dalle lunghissime spiagge, alle città dagli antichi borghi murati fino ad inoltrarsi sugli alti colli in una natura incontaminata. Il territorio è variegato dal punto di vista geo-fisico ed ogni mutazione del paesaggio accompagna diverse tipicità dell’arte culinaria.

cibo casereccio fritto

In particolare nelle Marche ogni zona ha il suo vino e i propri piatti tipici: si passa dal pesce fresco dell’Adriatico alla pasta e carni delle colline, fino a giungere ai monti dell’Appennino dove predominano i sapori forti dei salumi, dei formaggi e dei pregiati tartufi e funghi.

La Regione Marche tutela le produzioni locali attraverso apposite certificazioni e marchi di qualità come ad esempio il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) e l’IGP (Indicazione Geografica Protetta).

La zona del Piceno, in particolare, non manca di avere proprie peculiarità gastronomiche essendo un territorio ubicato fra la costa adriatica e l’Appennino centrale che presenta pertanto marcate differenziazioni paesaggistiche e geografiche.

Regina del Piceno e facente parte dei prodotti DOP (riconoscimento ottenuto nel 2005) è l’Oliva Ascolana: essa ha una forma leggermente allungata ed è di colore uniforme. Viene prodotta principalmente nella zona dell’ascolano e viene utilizzata per la preparazione di deliziosi antipasti: viene riempita di carne poi fritta e solitamente servita sia calda che fredda.

Piatto simbolo della cucina marinara dell’Adriatico è il brodetto alla sambenedettese: una sorta di zuppa composta da numerose specie di pesci, variabili a  seconda della stagione: tra le varietà seppie, triglie, sogliole, palombo, rospo, pannocchie, scorfano, merluzzo, frutti di mare, calamari, razze, gallinelle, vongole, granchi, cozze e tracine.

Ma la tradizione Picena è anche quella della pasta fatta in casa, all’uovo o acqua e farina. Tra le specialità i sottilissimi tagliolini tagliati a mano, o le sfoglie del timballo, una variante tutta marchigiana delle lasagne al forno da condire con sughi a base di selvaggina e animali da cortile o con succulenti sughi di pesce.

Tra i vini spiccano sicuramente il Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore DOC il cui disciplinare prevede aree molto ristrette di produzione e comprese tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto e composizione in percentuali variabili di Montepulciano e Sangiovese.

Queste solo alcune delle peculiarità eno-gastronomiche dell’area Picena che riserva al visitatore immancabili piacevoli sorprese!

 

Brodetto alla “sambenedettese”

…quando la gastronomia incontra il mare della Riviera delle Palme, non può che nascere una specialità di alto livello come il tradizionale Brodetto alla Sambenedettese.

selezione per brodo di pesce

Il tipico piatto della cittadina di San Benedetto del Tronto ha costituito, per un susseguirsi di generazioni marinare, la pietanza principale, se non l’unica, dei pescatori dai quali è nato.

La sua origine è molto antica, e deriva proprio dalla tradizionale abitudine popolare, soprattutto della gente di mare, di cucinare a bordo dei pescherecci, dando vita a piatti realizzati con quella parte del pescato non adatta alla vendita al mercato, a causa di scarsa qualità, quantità o dimensione.

Pesci di varia tipologia e sapore fecero così nascere il cosiddetto Brodetto, condito inizialmente solo con dell’olio, per poi subire notevoli rivisitazioni che ne hanno arricchito il gusto ed il profumo, divenendo così un piatto conosciuto in tutta Italia, pur rimanendo prerogativa di questa terra.

Dalle tante variazioni d’ingredienti, aromi e tipologie di pesci e crostacei, sono nati i 3 principali brodetti: quello autentico, originale, definito “Brodetto di barca”; quello rivisitato dalle mamme e mogli chiamato “Brodetto di casa”; ed infine quello che è possibile degustare nei locali della Riviera, il quale porta il nome di “Brodetto di ristorante”.

Tutti seguono la tradizionale dicitura “alla Sambenedettese”, seppur presentino notevoli differenze tra loro.

Il Brodetto di barca, madre della tradizione giunta fino ai giorni nostri, veniva fatto appunto sui pescherecci con una pentola molto ampia e semi profonda, nella quale si aggiungevano in cottura cipolla, pomodoro e peperoni, cibi che potevano essere conservati nei vari giorni di navigazione, insieme ai vari pesci molto saporiti e spinosi, il tutto lasciato a cuocere con vino acetato.

Nella versione casalinga la ricetta viene affinata, ed assume una tale importanza da essere inserita anche in libri di cucina, da grandi cuochi, verso la fine dell’Ottocento.
I pesci utilizzati subiscono un’accurata selezione quali seppie, polpi, code di rospo, scorfani, rane pescatrici, triglie, palombi, razze, merluzzi e molti altri, immersi a partire da quelli più duri fino a quelli più morbidi nell’aceto di vino bianco, che diventa il simbolo di questo brodetto insieme a pomodori e peperoni per lo più verdi anziché rossi, senza mai mescolare il tutto.

Dalla grande richiesta turistica di quanti sopraggiungevano a San Benedetto del Tronto e non volevano perdere l’opportunità di assaggiare il tradizionale brodetto, è nata la versione maturata dai ristoratori, nella quale oltre ai pesci storici vengono aggiunti anche vari generi di crostacei quali scampi, panocchie, gamberi, o ancora cozze e vongole.

Sebbene vi siano quindi numerose scuole di pensiero, per via della scarsa tradizione scritta, sulla preparazione esatta del Brodetto alla Sambenedettese, resta di fatto che ad oggi è uno dei piatti della tradizione marchigiana più apprezzati e proposti in famiglia o nei locali della Riviera delle Palme.